Il cohousing al MIPIM, la fiera internazionale dei professionisti immobiliari di Cannes. Intervista a Uberto Visconti di Massino

Il MIPIM – Marché International des Professionels de L’immobilier – è un evento immobiliare internazionale ospitato a Cannes ogni marzo. Attira migliaia di professionisti del settore del Real Estate che si incontrano e discutono del futuro del mercato immobiliare, permettendo ai partecipanti di scoprire le ultime tendenze di un settore in forte espansione.

Uberto Visconti di Massino – architetto e giornalistaspecializzato in analisi di mercato, pianificazione urbanistica e sviluppo urbano, valutazione e gestione immobiliare con numerose esperienze nel Real Estate di caratura europea – ha partecipato all’ultima edizione raccogliendo interessanti stimoli circa il Cohousing che ha condiviso con noi.

Salve Uberto, grazie della tua disponibilità. Abbiamo letto con interesse i tuoi contributi pubblicati su Internews circa l’ultima edizione del MIPIM. Si parla del cohousing e del suo valore innovativo. Potresti dirci di più?”

“Certamente. Sono stato lo scorso marzo a Cannes: diverse conferenze sono state dedicate al Cohousing, riconosciuto come una proposta innovativa nel settore immobiliare per diverse ragioni.

La prima di ordine economico: il comparto residenziale nelle sue varie forme è diventato la prima industria di investimento di svariati fondi di investimento. Ciò è motivato dal fatto che la domanda sta sempre più crescendo e sta anche mutando, mentre l’offerta è inadeguata: il prodotto non soddisfa ancora la richiesta. I Fondi di investimento trovano molto interessante questo settore che sta diventando sempre meno rischioso in termini di ritorno nel lungo periodo, proprio in virtù della consistente domanda.

La seconda ragione risiede nel fatto che il cohousing è un laboratorio di innovazione sostanziale non riscontrabile ad esempio nei settori del terziario e del commerciale. Parliamo di laboratorio di innovazione per i nuovi concetti legati alla sostenibilità e alla socialità.

Jeremy Rifkin, economista di fama mondiale, nel suo opening speech ha sottolineato che settore dell’edilizia è responsabile per il 40% circa del consumo di energia e per il 30% circa per l’inquinamento prodotto a livello mondiale. L’immobiliare è il più grande settore economico al mondo in termini di asset di gestione con 326 trilioni di dollari. Questa dimensione fa sì che una piccola modifica negli investimenti possa generare un grande cambiamento globale.”

Molto interessante. Potresti approfondire altri aspetti dell’intervento di Rifkin?”

“Jeremy Rifkin – consulente dell’Unione Europea, oltre che fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FoET), nata nel 1977 per studiare l’impatto che le innovazioni scientifiche e tecnologiche hanno sull’economia, la società e l’ambiente – ha tenuto l’Opening Keynote Speech della Fiera internazionale del Real Estate, riportando dati molto interessanti in termini di macroeconomia.

Rifkin parla di tre grandi rivoluzioni: una a inizio ‘800, la seconda a inizio ‘900 e la terza è in corso. Esse sono basate sempre su 4 elementi: comunicazione; regime energetico e risorse utilizzate; mobilità e logistica; gestione delle risorse idriche. In questo nuovo scenario gli edifici passeranno dall’essere “strutture chiuse su sé stesse” a “nodi aperti” produttori di energia rinnovabile (quindi fotovoltaico ed eolico sopra le abitazioni, con scambio di energia in rete), luoghi permeabili di comunicazione e interscambio dove si sviluppano anche attività formative e ludiche.”

Cosa puoi dirci invece in merito all’intervento di Kelsea Crawford, CEO di Cutwork Studio Architects?”

“Quello della Crawford è stato un intervento brillante tra l’architettonico, il sociale, i capitali e l’ambiente. Afferma che lo shared living può essere forse il primo passo verso l’esplorazione di come l’architettura e il design possano aiutare l’umanità ad evolvere verso un futuro più bilanciato.

La progettazione, e più in generale il settore immobiliare, deve tener conto di tre grandi sfide che ci attendono:

  1. crisi dell’habitat e della biosfera: nel 2030 ci saranno 8 mrd di persone e 10 mrd nel 2050 che avranno bisogno di una casa capace di far fronte anche ai cambiamenti climatici;
  2. nuovi modi di vivere e lavorare: i nuclei familiari sono sempre più frammentati e mononucleari;
  3. ineguaglianze crescenti: il 10% delle famiglie possiede più del 50% delle proprietà al mondo mentre il 55% delle persone non possiede niente. 

Le case dunque dovrebbero essere disegnate per rispondere collettivamente a queste sfide, resilienti rispetto alle condizioni economiche e ambientali potenzialmente pericolose, generatrici di legami intergenerazionali per integrare il pieno ciclo della famiglia scelta, adattabili agli stili di vita in continuo cambiamento

Sul sito dello Studio Cutwork si può leggere: il futuro è condiviso. Secondo te quali prospettive ci sono in questo senso in Italia?”

“Sicuramente, come dicevamo prima, c’è una forte domanda in questo senso, capace di attrarre sempre più investimenti a impatto sociale. Sebbene il rendimento sia minore, è più solido e duraturo, a minor rischio e capace di abbattere il conflitto sociale e anche il rischio di vacancy dell’immobile.

In Italia abbiamo già dei prototipi di questi modelli residenziali innovativi. Adesso con l’ingresso dei grandi capitali, bisogna sviluppare ulteriormente quanto già realizzato. Il filo conduttore che ci accompagnerà verso il futuro saranno i progetti capaci di tenere insieme architettura e macroeconomia attraverso attenzione alle risorse energetiche e nodi di comunicazione e per questo oggetto di investimenti resilienti a basso rischio.”

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