Vuoi un casale e non hai soldi? Fai un Gruppo Acquisto Terreni!

di Daniel Tarozzi, Italia che cambia – 16/06/2016

Sostenere gruppi di cittadini per l’acquisto condiviso di una tenuta e la sua conduzione con metodi moderni e sostenibili. È questo l’obiettivo del GAT, o Gruppo Acquisto Terreni, un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici. L’esperienza di Emanuele Carissimi e del GAT di Scansano è la prova che l’impossibile non esiste!

Nel 2012 il progetto Italia che Cambia ha mosso i primi passi con il mio viaggio in camper di sette mesi in tutte e venti le regioni italiane . È stata un’esperienza incredibile che ho raccontato ormai centinaia di volte ed ogni volta che la racconto, una delle storie che colpisce di più l’attenzione del pubblico è quella del GAT. ! E la cosa non mi stupisce. La storia di questa settimana, infatti, va ad abbattere uno dei tabù più intoccabili quando si tratta di cambiamento: il vecchio, ma inossidabile, “vorrei tanto ma non ho i soldi”.

Beh, i ragazzi del GAT avevano bisogno di un milione di euro, non avevano nulla, e ce l’hanno fatta. Vediamo come.

Intanto, cominciamo dall’inizio. IL GAT – Gruppo Acquisto Terreni – è “un modello innovativo di gestione economica di una moderna azienda agricola, secondo principi etici”, ma soprattutto la dimostrazione che l’impossibile non esiste; si tratta solo di cambiare punto di vista, di utilizzare il pensiero laterale, di non chiedersi mai “se” si può fare, ma molto più semplicemente “come”.

Solitamente chi desidera far partire un’attività agricola e non ha ereditato terreni o casali si pone il seguente dilemma: “vorrei far partire un’azienda agricola, ma non ho soldi. Il terreno con il casale mi costa sei o settecento mila euro, poi devo ristrutturare e avere almeno quei due o tre anni di tranquillità per far partire le attività insieme ad altre persone. Insomma, mi serve almeno un milione di euro, non posso o non voglio chiedere soldi alle banche, quindi non posso realizzare il mio sogno, non troverò mai i soldi!”. Sbagliato. Se formi un G.A.T. tutto questo diventa possibile. Nei pressi di Grosseto, a Scansano, si trova un esempio concreto di quanto ho appena affermato.

Emanuele Carissimi, con la compagna, vive ormai da quattro anni in un casale che hanno appena finito di restaurare, all’interno di un appezzamento di terra meraviglioso di circa 60 ettari, ricco di acqua, di animali, di terreni coltivati o coltivabili.

Emanuele e gli altri si svegliano la mattina presto e lavorano. Lavorano il terreno, ristrutturano la casa, studiano i procedimenti burocratici. Non fanno una vita semplice, non dormono sugli allori, ma si sono attivati per realizzare il proprio sogno e sono riusciti a farlo investendo pochissimo: 11.500 euro a “nucleo famigliare”. Il resto è stato messo dagli altri soci del G.A.T. che poi non è altro che una società che ha acquistato il terreno e il rudere e che sta “stipendiando” per tre anni chi ci lavora coprendo i costi di avviamento e ristrutturazione.

Come funziona?

Il capitale della società, nel caso di Scansano, è composto da 100 quote da 11.500 euro appartenenti a 88 diversi soci. I soci finanziatori non sono proprietari del casale o del terreno e non hanno alcun diritto di proprietà sullo stesso. Sono semplicemente proprietari di una o più “quote” della società con un tetto massimo di quattro quote a socio. La società così composta è l’unica legittima proprietaria dei beni e affida ad alcuni soci – che chiameremo per comodità “soci lavoratori” – la gestione del progetto: nel caso specifico Emanuele e gli altri quattro abitanti del casale.

Questi soci lavoratori hanno totale autonomia nella gestione ordinaria del progetto, ma sono ovviamente tenuti a raggiungere gli obiettivi fissati al momento della sottoscrizione delle quote: l’autosufficienza alimentare ed energetica ed una produzione agricola tale da generare, dal quarto anno, reddito sufficiente al proprio mantenimento e, auspicabilmente, ad un incremento del capitale della società.

Quali sono i vantaggi per i soci che investono il capitale?

I soci che investono il proprio denaro lo fanno sostanzialmente per due motivi
– investono i propri soldi “sul terreno” e su un progetto in evoluzione anziché tenerli fermi in banca
– investono in un progetto etico, in cui credono e che garantisce un utilizzo sano dei frutti del proprio lavoro.

La seconda motivazione non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, quanto alla prima vanno considerati alcuni elementi. Viviamo in un’epoca in cui il denaro è soggetto a continue oscillazioni, le crisi finanziarie sono all’ordine del giorno e il futuro della moneta unica è a rischio. In passato, in questi casi, si investiva sull’oro, ma quest’ultimo – da molto tempo – non è disponibile in quantità apprezzabili. Chi possiede piccoli capitali, non sufficienti ad acquistare appartamenti o immobili, può quindi decidere di comprare “un pezzo di sogno”. Un sogno fatto di mattoni, prati, foreste, lavoro.

Al momento dell’acquisto, generalmente, il casale è da ristrutturare e l’azienda agricola va avviata. Con il passare degli anni il valore della propria azione dovrebbe crescere sensibilmente grazie alle ristrutturazioni e all’avvio dell’impresa. Se anche il mercato immobiliare dovesse proseguire nella sua “crisi”, il deprezzamento conseguente dovrebbe essere compensato dall’aumento di valore ottenuto grazie agli interventi strutturali effettuali sul posto dai soci lavoratori. In qualunque momento, comunque, un socio può vendere la propria quota. Anche i soci lavoratori, ovviamente, possono andare via ed essere quindi sostituiti o – in casi estremi e poco auspicabili – estromessi dall’assemblea dei soci (composta da tutti i finanziatori) qualora questi dovessero rendersi conto che chi vive nel casale non sta agendo per il meglio.

Non resta che contattarli

Si apre quindi una possibilità per aspiranti “contadini” dai grandi sogni e dal portafoglio vuoto: a Scansano, infatti, cercano altri “soci lavoratori” che vadano a gestire i nuovi G.A.T. nascenti oltre, naturalmente, a nuovi investitori che permettano ai gruppi di acquistare i terreni. Tutte le informazioni necessarie si trovano sul loro sito www.gatscansano.it

Quattro anni dopo

Quattro anni dopo sono tornato a Scansano con Paolo Cignini per intervistare nuovamente Emanuele (avrete visto il video spero!). La prossima settimana pubblicheremo stralci di questa intervista su questo giornale. Intanto, però, vi posso anticipare che – seppur tra mille difficoltà – le cose stanno andando alla grande e le mie sensazioni del 2012 sono più che confermate. Progetti come questo testimoniano l’esistenza di soluzioni reali e concrete che rendono obsoleti anche gli scogli apparentemente più insormontabili. Cambiare si può: è necessario inventare nuove soluzioni o riscoprirne di antiche. Tutto è permesso tranne la passività.

Gruppo Acquisto Terreni: ecco come si realizza un sogno impossibile!

di Daniel Tarozzi, Italia che cambia – 22/06/2016

Ottenere un casale agricolo è possibile, pur non avendo soldi in partenza, con un Gruppo Acquisto Terreni. Lo dimostra la storia del GAT di Scansano di cui torniamo ad occuparci proponendovi la seconda parte dell’intervista che abbiamo realizzato qualche mese fa con Emanuele Carissimi.

La scorsa settimana abbiamo pubblicato la storia del GAT di Scansano. È da sempre una delle nostre storie più forti e non siamo quindi rimasti stupiti quando abbiamo visto che questo articolo è stato letto e condiviso da migliaia di persone.

Cosa colpisce così tanto la nostra fantasia? Il ritorno alla campagna? Il fatto che si possa ottenere un casale con decine di ettari di terra senza sborsare quasi un euro? La capacità di sognare l’impossibile che spinge alcuni ragazzi ad imbarcarsi in un’impresa apparentemente impossibile e ci da speranza per “quel sogno” che sempre coltiviamo ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di realizzare?
Non lo so. Forse un po’ di tutto questo e molto altro. Chissà.

In ogni caso, come promesso, torniamo oggi ad occuparci di GAT e lo facciamo proponendovi la seconda parte dell’intervista che abbiamo realizzato qualche mese fa con Emanuele Carissimi.

Partiamo dalla fine. Emanuele mi ha chiamato dopo la pubblicazione del nostro articolo dicendomi che una marea di persone lo avevano contattato. Ci ringraziava e sottolineava che ora i ragazzi di Scansano sono alla ricerca di nuovi soci che vogliano investire nel progetto. Negli anni, infatti, alcuni sono usciti, altri hanno investito su altri GAT e ora è il momento di far crescere ulteriormente il sogno! Se qualcuno di voi fosse interessato ad investire su questa idea, quindi, può contattare subito Emanuele!

Ma torniamo all’intervista.

Se gli abitanti del casale non fanno il loro lavoro o lo fanno male possono essere sostituiti o gli può essere tolto l’usufrutto della società. Ma è difficile che accada. Una volta ottenuto il capitale, infatti, è improbabile che chi si è impegnato così tanto, non si dedichi poi al cento per cento al progetto!

Anche nel nostro caso, siamo sottoposti alla decisione della società per evitare di essere dominanti. Abbiamo sempre cercato di avere la totalità dei consensi, si cerca sempre di mediare per avere la massima soddisfazione possibile. È anche per questo che si possono cambiare le cose, nessuno deve poter imporre.
Io sono il presidente della società come funzione e posso prendere decisioni autonome solo per le decisioni ordinarie della azienda, tutto quello che esula dal business plan iniziale o dall’accordo tra i soci deve essere valutato dall’assemblea.
Ci troviamo una volta l’anno. I soci sono sparsi per tutto il Paese ed è difficile fare più incontri. Ci possono, però, essere assemblee straordinarie se ci sono emergenze.

Come si crea un GAT?
Prima di tutto bisogna avere un terreno di riferimento e un progetto da applicare a quel terreno. Poi vanno fatte le valutazioni di fattibilità di gestione. Il progetto GAT, perché funzioni, deve avere un immobile o dei terreni che coprano almeno il 60-70% del capitale richiesto: questo garantisce la copertura del finanziamento. Ci sono spese fisse, che vanno fatte a prescindere dalla grandezza dell’azienda e che in verità non danno ritorno economico, che richiedono tempo per essere assorbite. Se il terreno ha un valore alto, la perdita causata da queste spese è minima. Ecco perché, in genere, il valore di un GAT che funzioni va dal milione di euro in su.

Con il capitale iniziale abbiamo coperto le spese preventivabili: ristrutturazione del casale, macchinari, tre anni di stipendi garantiti per la start up e i soldi per le modifiche: recinti, piante, frutta e quello che serviva per partire. In questo caso 1 milione e 500 mila euro, diviso in 100 quote da 11.500 euro. Le abbiamo vendute tutte entro un anno.
Dal quarto anno l’obiettivo era che l’azienda si automantenesse; il nostro obiettivo iniziale era creare un’alternativa al sistema di coltivazione e commercializzazione e per essere tale doveva essere funzionale. Ci siamo dati tre/quattro anni di start up con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza economica, energetica e alimentare.
Abbiamo purtroppo “sgarrato” di un anno, ma ora dovremmo avere i primi utili!

Secondo te, come mai i soci hanno deciso di investire su questo progetto?
È difficile capire cosa li abbia spinti: all’inizio credo fosse solo l’idea! Considera che quando abbiamo raccolto le prime settanta quote non c’era niente da mostrare, solo la mia faccia e un progetto, un sogno. In Italia esisteva una sola esperienza GAT, niente di strutturale. Piaceva l’idea quindi. Poi abbiamo capito che a molti piaceva l’idea di mettersi insieme e fare insieme qualcosa per cambiare. Mi ha sollevato vedere che ci sono tante persone mosse da questa mentalità; persone che magari non sanno come fare qualcosa e hanno bisogno di qualcuno che lo ha già fatto le glielo metta a disposizione.

Per la maggior parte dei nostri soci l’aspetto economico non è quello determinante; quello che conta è che ci sia l’impegno nel realizzare qualcosa di importante. Ovviamente, non vogliono buttare via i loro soldi e sono attenti a dove li investono. Volevano una motivazione nel fare un passo di questo genere, e noi gliel’abbiamo data.

Come avete trovato i primi soci?
All’inizio ci siamo dovuti inventare di tutto, non c’era un metodo, abbiamo fatto vari tentativi. Siamo partiti dagli amici e dai parenti; poi abbiamo iniziato a fare divulgazione, incontri.
L’interesse c’è ed è tanto, ma le persone non sanno chi siamo e chi c’è. Se si insiste e si fa divulgazione, qualche giornalista ti contatta, la novità piace sempre. Alla fine è arrivata persino la televisione, con, Riccardo Iacona.
La trasmissione di Iacona è andato in onda nel 2012. Quando la mattina alle 6 ho aperto il computer c’erano centoventi richieste per diventare soci. In una settimana le richieste erano ottocentocinquanta.
Avevamo un potenziale di dieci milioni di euro. Impressionante.
Per esperienza i soldi ci sono, sono più di quanti ne abbiamo bisogno. La questione è far sapere alla gente che esistiamo.

Quali le vostre più grandi difficoltà?
Appena entrati nel casale, il nostro tecnico ha aperto le pratiche per la ristrutturazione. Lì sono cominciate le prime problematiche perché non risultava tutto come doveva essere. Abbiamo perso tempo a capire cosa dovevamo e cosa potevamo fare, la burocrazia non aiuta. Hanno allungato le tempistiche, e hanno snaturato il progetto così com’era all’inizio: volevamo fare un agriturismo, e abbiamo dovuto aspettare cinque anni. La struttura ora è pronta ma con un ritardo che ha comportato anche dei costi. Abbiamo dovuto abbattere una porzione di casale. Il vantaggio è stato che pur dovendo aumentare i costi, abbiamo potuto lavorare sul nuovo. Tutta la struttura nuova è fatta con materiale naturale, legno ad alta coibentazione. La parte centrale è antica e ma tutto il resto è nuovo.

Da un punto di vista energetico siamo autonomi, e pur avendo la legna abbiamo fatto in modo di consumarne il meno possibile. Spesso non dobbiamo accendere il camino perché è troppo caldo e d’estate si sta benissimo senza condizionatore.
C’è voluto più tempo e soldi del voluto ma la soddisfazione è tanta.
Abbiamo cercato di abbassare le spese il più possibile per la ristrutturazione. Tutto quello che potevamo fare da soli lo abbiamo fatto.
Abbiamo usato molto internet, e preso cose a prezzi decisamente più bassi. Alla fine abbiamo speso meno di 1000 euro a metro quadro.

Chi te lo ha fatto fare? Ovvero, come ci sei finito a fare un GAT?
Pur essendo perito agrario e laureato in scienze naturali, avevo fatto del mio hobby la mia professione: ero un consulente informatico, ai tempi in cui ancora conveniva!
Il lavoro mi dava il denaro per portare avanti i miei progetti. Ma dopo un po’ le strade erano sempre le stesse, e i posti sempre uguali ed io ero sempre seduto in macchina o su un treno… ero sempre in giro. Non era quello che volevo fare.
Dopo un po’ le soddisfazioni economiche non compensavano più la mancanza di altro. L’agricoltura, invece, mi dà sempre soddisfazione. Alla fatica fisica mi sono abituato dopo due o tre mesi. Ma lo stress è infinitamente minore rispetto a quello della mia vita precedente!

È stato difficile compiere il salto dalla città alla campagna?
Io reputo semplice vivere in campagna. Più difficile è entrare nell’ottica di vivere in campagna. Noi abbiamo fatto un progetto che comporta l’essere in contatto con la natura, quindi bisogna dimenticare tante cose imparate in città. Noi abbiamo internet e tutti i comfort, ma l’approccio alla vita deve comunque essere diverso. Siamo isolati, devi imparare a fare tutto.

Abbiamo visto che tante persone hanno un’immagine idilliaca e bucolica della campagna e poi si scontrano con la realtà del tanto lavoro, tanta fatica. Fatica che secondo me è relativa per chi non la prende come un lavoro.
La parte più difficile da accettare, è la continua variabile dovuta al clima che ti costringe costantemente a riprogrammare tutto il lavoro,a doverti adattare a quanto succede. Per fortuna ho incontrato la permacultura che mi ha guidato e mi permette di progettare costantemente in modo sostenibile e meno energivoro possibile (sia per me che per l’ambiente).

Chiusi in casa in città non siamo abituati a adattarci. In campagna devi stare attento a tutto. Sono convinto che i giovani possono fare la differenza. La campagna è una cosa per giovani, non per vecchi.
Alcuni giovani sono abituati a lavorare, altri no. Quando sei in campagna è difficile avere rapporti sociali di un certo tipo. E per i più giovani questo è un problema. Ecco perché molti dopo un mese si stancano e se ne vanno, la convivenza non è sempre facile in un posto come questo.
Noi siamo comunque sempre alla ricerca di qualcuno che voglia venire qua con noi, ma abbiamo cambiato le regole: ci vuole un periodo di prova. Vi aspettiamo!

Gruppo Acquisto Terreni Scansano: diventa parte di un sogno impossibile!

di Daniela Bartolini, Italia che cambia – 10/05/2018

Sembra un sogno impossibile e invece è un nuovo modo reale di fare economia in modo etico e solidale. Stiamo parlando dell’acquisto condiviso di una tenuta agricola a scopo di investimento da parte di piccoli investitori, in altre parole GAT: Gruppo Aquisto Terreni. Siamo tornati in Toscana, a Scansano, per incontrare Emanuele Carissimi che ci ha aggiornato sulle nuove fasi del progetto e spiegato come partecipare.

Aggiornamento a giugno 2021: dopo diversi anni attività, il progetto si è bloccato e la società collegata è attualmente in liquidazione. Vi daremo notizie più precise appena se ne saprà di più.

La Storia del Gat Scansano è una di quelle storie che creano nei nostri lettori le reazioni più disparate: c’è chi rimane stupito e usa questo scossone alle proprie credenze come spunto per rivedere i propri desideri, c’è chi si arrocca nel “non è possibile” e cerca di spingere questa infranzione a ciò che considera “reale” più lontano possibile dalla memoria, c’è chi ne trae ispirazione o ancora chi semplicemente lo coglie come un raggio di luce che illumina positivamente la propria giornata. Perché alla fine un sogno impossibile che si realizza, anche se appartiene a qualcun altro, ci rende felici.

Così quando un po’ di tempo fa ci siamo sentiti con Emanuele e mi ha raccontato con entusiasmo come il progetto stesse proseguendo, ho pensato che fosse arrivato il momento di parlarne di nuovo. E non solo perché questa storia “smuove” sempre qualcosa dentro ognuno di noi ma anche per una riflessione sulle parole sogno, appartenenza e condivisione.

Una delle cose che ho imparato grazie all’avventura di Italia che Cambia è che i sogni son desideri, la passione e il prendersi la responsabilità di nutrirli li rende possibili, questo desiderio individuale in qualche modo ci definisce ma non esclude che appartenga anche ad altre persone, che non lo si possa condividere o anzi che la condivisione non sia il passaggio fondamentale per realizzarlo.

Il Gat Scansano è nato proprio così: un desiderio portato alla luce che ha trovato soci per realizzarlo.

Ho chiesto a Emanuele quale fosse il “socio tipo” e la sua risposta ha confermato quello che pensavo: non esiste una tipologia specifica ognuno ha aderito per motivi diversi: “Si va dal primario di medicina all’operaio – racconta Emanuele – diciamo che la discriminante è più legata alla disponibilità economica, nel senso che bisogna comunque avere poco più di 12.000 euro liberi, che corrispondono ad una quota sociale, da poter investire e non tutti li hanno pur essendo una cifra facilmente abbordabile”.

Un elemento comune c’è comunque in chi aderisce ed è una spinta emotiva e di “visione”. Essere soci del Gat significa credere in questo sogno, avere a cuore la sostenibilità ambientale, investire i propri soldi in un’attività etica.

“Visti i risultati dal punto di vista patrimoniale – continua Emanuele – direi che il denaro dei soci è sicuramente investito meglio che in banca, anche per quanto riguarda l’idea etica e tutto quello che ne consegue, che per noi sono elementi fondanti. Ci vantiamo di gestire tutta la nostra attività nella maniera più sostenibile possibile, sia dal punto di vista energetico (siamo autosufficienti anche se ancora collegati alla rete elettrica per via dei contributi e siamo praticamente in classe A) sia dal punto di vista produttivo con un minore utilizzo di macchine agricole sia con la messa in opera di sistemi di produzione senza trattamenti e in armonia con l’ambiente.

Io e la mia compagna, che siamo soci lavoratori, siamo i primi a tenere in grande considerazione l’impatto delle nostre azioni quando decidiamo i metodi produttivi. Il rispetto o meno di questa etica da parte nostra mette i soci nella condizione di poterci allontanare dalle nostre mansioni e cariche, il che è un grande elemento di garanzia. Siamo i primi a chiedere il maggior controllo possibile da parte dei nostri soci e finora ci siamo guadagnati la loro piena fiducia”.

Come viene gestito il denaro di chi partecipa al progetto? “Il denaro viene gestito in maniera trasparente dal consiglio di amministrazione (o direttamente dal presidente che nel nostro caso è anche l’effettivo gestore dell’azienda dal punto di vista lavorativo) per quanto riguarda qualsiasi pratica ordinaria, mentre tutto quello che esula dal business plan presentato al momento della sottoscrizione, dalle variazioni produttive alle modifiche strutturali, viene deciso mediante assemblea dei soci. Essendo una S.r.l. dobbiamo presentare il bilancio alla fine dell’anno fiscale che deve essere approvato dai soci, questo permette a tutti i soci di sapere quali spese sono state affrontate. Nel nostro GAT inoltre inviamo una mail informativa a cadenza mensile per mantenere tutti aggiornati. Ognuno può partecipare alla fase decisionale e i soci mediante assemblea possono anche fare loro stessi richieste di cambiamento. Anche il fatto che le quote siano distribuite tra i soci rende tutti praticamente uguali come peso decisionale”.

Ho chiesto ad Emanuele cosa prevede la nuova fase del Gat di Scansano. “Con il nuovo aumento di capitale prevediamo un ampliamento dei nostri apiari, l’allevamento di capre con relativa trasformazione del latte, la messa in produzione di alchechengi (ad alto reddito) e il continuo sviluppo delle produzioni che meglio si adattano al luogo e al clima per aumentare la produttività e diminuire i lavori e i trattamenti (e di conseguenza i costi), la creazioni di nuovi laghetti come riserve idriche e oasi ambientali e la produzione di aromatiche e frutti di bosco. Cerchiamo di mantenere un’alta differenziazione per contenere i rischi e aumentare la biodiversità. Senza dimenticare la nostra attività agrituristica.

Vuoi aderire al Gat Scansano? Scrivi al Gat! (info@gatscansano.it)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Entra in Cohousing italia!

Iscriviti e conosci altre persone interessate a realizzare forme di abitare collaborativo, quali il cohousing ma anche il coliving e gli ecovillaggi, in Italia ed all'estero.

Cohousing Italia è il social network dell'abitare collaborativo. Mettiamo in contatto tra loro le persone interessate a realizzare cohousing, coliving ed ecovillaggi in Italia ed all'estero.